In fase di approvazione una legge a tutela del diritto d'autore
Se scrivo S.978 probabilmente non vi sovverrà nulla di familiare. Se avete passato un periodo della vostra vita negli Stati Uniti o avete qualcosa a che fare con la legge di quel Paese, allora può darsi che abbiate capito che stiamo parlando di un provvedimento normativo. Nello specifico si tratta di una legge di prossima approvazione, proposta dalla senatrice Amy Klobuchar, secondo cui effettuare uno streaming non autorizzato di materiale interessato da copyright comporterebbe una pena fino a 5 anni di carcere ed un’ammenda minima di $2500.
In via di proposizione al Congresso il 5 Novembre, il testo prevede che l’infrazione sia rilevabile qualora il materiale soggetto a diritto d’autore - composto di una o più opere – venga riprodotto elettronicamente almeno 10 volte in un periodo compreso in 180 giorni. Basta poco per comprendere che ad essere interessati dal provvedimento in esame saranno decine, se non centinaia, di migliaia di file presenti Internet. Senza considerare tutti gli altri siti di condivisione di video e musica, ovviamente. Questo non riguarda solo le opere orginali abbinate a video di qualsiasi genere ma anche le cover, musicalmente arrangiate in tutti i modi possibili (anche a voce).
La notizia è stata pubblicata anche dalla redazione Tecnologia di Repubblica che sottolinea come la legge in oggetto possa configurarsi come anacronistica, in un’epoca in cui, solo per citare un esempio, Justin Bieber sia diventato famoso proprio per le sue riproduzioni di canzoni famose. Ed oggi rischierebbe 5 anni di carcere per aver caricato quei pezzi rendendoli pubblici su Youtube.
Nel lungo elenco dei promotori della legge – sono ben 48 enti o associazioni – si possono leggere, tra gli altri, RIAA, Motion Picture Association of America, Association of American Publishers, Sony Pictures Entertainment, NBC e Viacom. Grandi gruppi editoriali e non, accomunati da un’evidente miopia che considera uguali tutti i tipi di condivisione, senza tener conto di grandi differenze di fruizione del materiale online.
EFF è tra gli oppositori al testo e nel suo sito istituzionale descrive il provvedimento come “uno spericolato tentativo di attaccare lo streaming focalizzandosi nell’area ‘performance pubblica abusiva’ della legge sul copyright”. La petizione online intentata in questi giorni in opposizione all’approvazione della legge potrebbe però non essere sufficiente. Arstechnica infatti riportava l’ideazione della stessa già 5 mesi fa e la presentazione programmata nei prossimi giorni non lascerebbe spazio ad ulteriori contraddizioni, condivisa in larga maggioranza dal Congresso.
L’industria dell’entertainment musicale pare arrancare disperatamente, ancora una volta, nel grande mare di Internet, per antonomasia una rete di collegamento globale nella quale pare utopico limitarne il contenuto. Legislatori e promotori della “libertà digitale” statunitensi si scontrano sul territorio dello streaming e della condivisione di video online. Il dibattito viene trasportato anche in Europa, dove di certo i videoamatori musicali non mancano.
Chissà se questi, oltre alle infinite possibilità che offre la Rete, conoscono anche la legge americana.



