Daryl Cagle per MSNBC.com

Google Music è un argomento che, non so perchè, mi sta molto a cuore. Vuoi perchè è l’ultimo in ordine di apparizione tra i tre big dealer (insieme ad iTunes ed Amazon), vuoi perchè probabilmente sarà davvero l’unico in competizione con Apple. Ora ci risiamo. I rumors della Rete evidenziano una visione positiva nel lancio del nuovo servizio nella Cloud.

Eliott Van Buskirk scrive del jukebox digitale di Google nel blog Epicenter di Wired USA e ricapitola il mercato in grande crescita nel quale si alimenta la Cloud music, il settore dove l’industria musicale potrà trovare nuova linfa vitale. Quasi banale dirlo: l’articolo propone diversi spunti interessanti che rendono chiaro quanto per il consumatore comune meno informato risulti confuso. Apple ha appena lanciato un iCloud sottotono che ancora non tratta di musica, Amazon è da tempo impegnata nel Cloud ed ha già lanciato un servizio musicale dal dubbio successo vista la predominanza del concorrente della mela. E Google? Sfrutta la scia, prendendo ciò che di buono piove dalla nuvola digitale.

L’autore dell’articolo in questione lo ricorda: “Col lancio dello store musicale, che toglierebbe Google Music dallo stadio Beta, Google avrà lanciato un servizio musicale.” Proprio quello che manca al colosso californiano per essere leader anche in questo settore, sebbene, solo per citare un esempio, la copia di ogni brano musicale nel locker senza possibilità di effettuare un mirroring (una sorta di link diretto al file immagazzinato altrove) potrebbe rappresentare uno svantaggio. Ciò però consentirebbe di non pagare i 100 milioni di dollari che Apple ha versato a case discografiche ed editori, in quella sorta di ammenda-condono per l’immagazzinamento di musica piratata “nell’armadietto digitale” iCloud.

Google arriva al momento giusto

Inutile ricordare che si sta parlando del Motore di Ricerca (con le maiuscole) e l’affinità dell’utente con il servizio musicale potrebbe essere davvero un sicario della concorrenza. Come Amazon, sarà già possibile depositare automaticamente i brani acquistati dal Google music store nel proprio locker personale. Come iCloud, il mirroring potrà essere implementato con un servizio di iscrizione (abbinabile a Google+ ad esempio), consentendo la creazione di playlist come peraltro già avviene in Youtube. Tutto gratuito, sia ben chiaro.
Lo sviluppo di applicazioni Android inoltre potrà includere la musica presente nella nuvola musicale di Google, in una stretta collaborazione come con l’esempio Spotify-Facebook.
Gli strumenti informatici a disposizione dei professionisti della musica digitale si sono moltiplicati ed in contrasto con le più comuni leggi del marketing, arrivare dopo può essere un evidente vantaggio competitivo. Verrebbe lanciato un prodotto già maturo nell’essenza e completo nell’offerta, tassello conclusivo e chiarificatore di un mercato in profonda trasformazione.
I consumatori in qualche modo attendono un servizio che chiuda il cerchio nella ricerca di musica. Hanno bisogno di muoversi senza difficoltà nell’immenso ecosistema digitale che i più petulanti non esiterebbero di definire come Long Tail.

Cambio di scenario

L’industria della musica può tornare quindi a guadagnare dai “dischi”. Gli artisti ricevono un interesse come mai prima d’ora: programmi tv, radio, videogiochi, cd, gadgets, applicazioni, concerti e moda, solo per citare alcune attività ed oggetti profittevoli. L’utenza media, compresa quella pirata, sarà soddisfatta dall’ampia scelta di servizi musicali disponibili, certa dell’assoluta legalità delle proprie azioni. Chi dovrà essere ricompensato per il proprio lavoro avrà qualche chance in più di ottenere il proprio denaro (sono state acquistate licenze di utilizzo per interi cataloghi). Le case discografiche sono di nuovo incoraggiate ad investire nella musica che gode oggi di grande visibilità internazionale.
Difficile per i futuristi del decennio scorso immaginare un panorama del genere. Facile capire quanto in tema di musica il supporto fisico sia stato sostituito da un oggetto “oracolo” del nostro secolo, come lo smartphone. Ancora una volta affiora il binomio ormai inscindibile tra musica e nuvola digitale. L’integrazione verticale sta spopolando anche nella music industry. Qualcuno ci aveva visto lungo.

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